Amicizia fra i popoli, con le armi. Gli sponsor con l’elmetto del Meeting di Comunione e liberazione

La tradizione è rispettata anche quest’anno: il “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Comunione e Liberazione – in programma a Rimini nell’ultima settimana di agosto, con la consueta processione di ministri, cardinali e vescovi, sul tema “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” – è stato sponsorizzato da industrie belliche e “banche armate”: i main partners della kermesse ciellina, come indicato nelle locandine diffuse a tappeto nelle parrocchie italiane, sono state – indicati del resto lo scorso anno – Bombardier, Finmeccanica e Intesa San Paolo, ovvero due industrie con notevoli interessi nella produzione di armamenti e uno dei principali gruppi bancari italiani che appoggia il commercio internazionale di armi.


Bombardier è una multinazionale canadese dei trasporti, impegnata nel settore civile (quarto produttore mondiale di aerei) ma anche militare: tra le sue attività c’è infatti la fornitura di servizi alle Forze armate di diversi Paesi, come per esempio il Military Aviation Training, usato presso la Nato Flying Training in Canada, uno dei centri di addestramento piloti da combattimento più noti al mondo.


Finmeccanica è invece la principale azienda armiera italiana – al centro di diverse inchieste per corruzione –, con una serie di controllate che coprono tutti i settori dell’industria bellica, terrestre, aerea, navale ed aerospaziale, che peraltro ha un feeling solidar-affaristico di lunga durata con il mondo cattolico: l’azienda guidata da Pierfrancesco Guarguaglini – uno dei manager pubblici più pagati in Italia – è regolare inserzionista pubblicitario di San Francesco patrono d’Italia, il mensile dei francescani del Sacro Convento di Assisi, nonché sponsor di progetti di cooperazione e sviluppo portati avanti in Africa dalla Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi e dal Volontariato internazionale per lo sviluppo, una ong legata ai salesiani.


C’è poi Intesa Sanpaolo, sponsor abituale dell’iniziativa ciellina, ai vertici delle “banche armate” italiane, ovvero quegli istituti di credito che offrono servizi finanziari alle aziende armiere: nel 2009 il gruppo Intesa Sanpaolo ha “movimentato” 186 milioni di euro (a cui andrebbero aggiunti anche i 47 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia, facente parte dello stesso gruppo) per conto delle industrie belliche che hanno esportato all’estero e 806 milioni di euro per i “programmi intergovernativi” di riarmo, come per esempio i cacciabombardieri F35. Inoltre, secondo un rapporto redatto da una serie di organizzazioni olandesi e da Pax Christi Olanda, Intesa Sanpaolo sarebbe anche fra i finanziatori della Lockheed Martin per la produzione di cluster bombs, le famigerate bombe a grappolo, che fra l’altro l’Italia ha chiesto di mettere al bando firmando nel dicembre 2008 una convenzione internazionale, non ancora vincolante. E, come Finmeccanica, anche Intesa Sanpaolo – contro cui da anni è in corso una campagna di pressione animata dalle riviste missionarie dei comboniani e dei saveriani, Nigrizia e Missione Oggi, e dal mensile promosso da Pax Christi, Mosaico di pace – collabora attivamente con iniziative ecclesiali di carattere sociale: è il principale partner del “Prestito della speranza”, il microcredito sociale per le famiglie in difficoltà promosso dalla Conferenza episcopale italiana e dall’Associazione bancaria italiana, tanto che in Banca Prossima (parte di Intesa Sanpaolo) la Cei ha già depositato i 30 milioni di euro raccolti con le offerte dei fedeli e che costituiranno il fondo di garanzia per gli altri istituti aderenti all’iniziativa; e ospita i conti correnti dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero e della Caritas Italiana, dove possono essere versati i contributi volontari deducibili per il mantenimento dei preti e le offerte per le iniziative della Caritas.


Luka Cocci

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