Ior, Bergoglio riforma ma non chiude la banca

Lo Ior è indispensabile alla chiesa, quindi la banca vaticana non si tocca. Parola di papa Francesco.

 

Dopo mesi di illazioni e di ipotesi fantasiose – accreditate ed amplificate da media apparentemente laicissimi – è lo stesso Bergoglio a mettere la parola fine alla favola secondo cui la banca vaticana sarebbe stata chiusa.

 

«Il pontedice ha approvato una proposta sul futuro dell’Istituto per le opere di religione (Ior), riaffermando l’importanza della missione dello Ior per il bene della chiesa cattolica, della santa sede e dello Stato della Città del vaticano», afferma la nota della sala stampa vaticana diffusa ieri. «Lo Ior – prosegue – continuerà a servire con attenzione e a fornire servizi finanziari specializzati alla chiesa cattolica in tutto il mondo. I significativi servizi offerti dall’Istituto assistono il santo padre nella sua missione di pastore universale e supportano inoltre istituzioni e individui che collaborano con lui nel suo ministero».

 

«Servizi», ma soprattutto denaro contante che ogni anno viene trasferito dalle casseforti dello Ior ai forzieri del papa. Un’iniezione di liquidità utile a consolidare i bilanci positivi di santa sede e Stato vaticano, come quelli del 2011 (+7 milioni) e del 2012 (+25 milioni), oppure a risanarli quando segnano rosso, come è stato dal 2008 al 2010. Le entrate, offerte a parte, arrivano dai musei vaticani, dal Ctv (il Centro televisivo vaticano, che ha l’esclusiva sulle immagini del papa e le vende alle tv di tutto il mondo), dalla Lev (la Libreria editrice vaticana, che ha il copyright «in perpetuo e per tutto il mondo» sui discorsi e sugli scritti dei papi) e da operazioni finanziarie, che non sempre vanno bene. Ci sono però da pagare gli stipendi dei quasi 5mila dipendenti e da sostenere i costi di Radio Vaticana e Osservatore romano, regolarmente in perdita. Allora, oltre i «servizi», anche i circa 50 milioni che annualmente lo Ior offre al papa «a sostegno del suo ministero apostolico e di carità» sono utili, talvolta indispensabili. Succederà anche quest’anno: quando verranno resi noti i bilanci, si conoscerà l’entità dell’assegno staccato da Ernst von Fryeberg (presidente dello Ior) a Bergoglio.

 

Lo Ior quindi resterà in funzione. E proseguirà la ristrutturazione messa in atto da Bergoglio, e cominciata da Ratzinger. I nuovi dirigenti della banca, precisa la nota della sala stampa, «porteranno a termine il loro piano al fine di assicurare che lo Ior possa compiere la sua missione come parte delle nuove strutture finanziarie della santa sede e dello Stato della Città del vaticano». Non viene spiegato nei dettagli cosa succederà, ma si capisce che lo Ior entrerà a far parte delle nuove strutture create da Bergoglio, ovvero il Consiglio e la Segreteria per l’economia, guidata dal cardinale australiano Pell, quindi con una maggiore dipendenza dalla santa sede, e che le sue attività continueranno ad essere supervisionate dell’Autorità di informazione finanziaria vaticana.

 

Capitolo trasparenza. Alcune misure sono state già prese: lo spoil system dei dirigenti – con il definitivo allontanamento del card. Bertone –, la nuova legislazione antiriciclaggio, le commissioni d’inchiesta, la ripulitura dei conti sospetti. Altre ancora no, a cominciare da quei «conti misti in gestione confusa» (sui quali si opera senza rivelare i nomi dei clienti) che hanno causato l’ultimo arresto di mons. Scarano, “don 500 euro”, e sui quali c’è ancora un contenzioso aperto con la Banca d’Italia. In attesa del giudizio di Moneyval (l’organismo del Consiglio d’Europa incaricato di stilare la white list dei Paesi virtuosi in materia di antiriciclaggio), rinviato alla fine del 2015, segno che la strada è ancora lunga. Certo è che l’affermazione del cardinale africano Onaiyekan, il quale durante il conclave disse «lo Ior non è essenziale al ministero del papa, non credo che san Pietro avesse una banca», appare decisamente archiviata.

 

Luka Cocci

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