Cari vescovi, la moschea di Sassuolo riguarda anche noi. Lettera di una comunità cristiana

Niente più moschea per i musulmani di Sassuolo. E così i cattolici del gruppo Camminare insieme scrivono al vescovo e ai parroci chiedendo anche a loro di attivarsi per tentare di trovare una soluzione.

 

La questione non è nuova. Già diversi anni fa venne chiuso dal Comune un locale che la comunità islamica utilizzava come moschea. Alla fine dello scorso anno, poi, è stato chiuso anche il secondo luogo di culto cittadino dei musulmani, il Centro culturale El Medina di via Cavour, per questioni relative all’agibilità degli spazi (anche se la faccenda è piuttosto controversa). Da allora la comunità islamica prega in strada. «Egregi concittadini di Sassuolo, è con grande rammarico che ci troviamo, nostro malgrado, a dovervi porgere le nostre più sentite scuse, per gli eventuali disagi che vi dovessimo involontariamente arrecare in questi giorni», hanno scritto i musulmani in una lettera aperta ai sassuolesi. «Cogliamo l'occasione per informarvi che il Centro ha sempre dato la sua completa disponibilità a valutare collocazioni diverse da quella attuale, con la sola condizione di poter mantenere la destinazione dell'immobile ad uso di luogo di culto, per la quale abbiamo già dovuto pagare una somma ingente. Purtroppo, questa disponibilità non è stata mai presa in considerazione dalla giunta comunale, che sembra mirare ad una chiusura totale del centro, piuttosto che ad una collocazione più adatta, ed eventualmente più distante da una zona densamente abitata. Speriamo – conclude la lettera – nella vostra comprensione, auspicando che la situazione si risolva nel più breve tempo possibile».

 

A solidarizzare con la comunità islamica è il gruppo di dialogo interreligioso Camminare insieme –composto da famiglie cattoliche e musulmane – che ha scritto una lettera indirizzata «ai vescovi di Modena e Reggio Emilia, ai sacerdoti e alle loro comunità cristiane». Chiediamo «che quello che sta avvenendo non sia seguìto da parte di tutti da un silenzio che riteniamo potrebbe diventare “assordante”, ma possa scuotere le coscienza di tanti. Noi tutti sappiamo quale valore possa, per una persona credente, religiosa, avere la possibilità di incontrasi con altri fratelli e sorelle nella fede, per lodare insieme Dio, per far festa, per vivere momenti di formazione e studio. È vero che è importante la lode e l’adorazione personale, è vero che consideriamo momento molto utile ed edificante il pregare in famiglia, ma conosciamo anche la bellezza e l’intensità del trovarsi in assemblea a pregare tra fratelli».

 

«Non vogliamo entrare nello specifico degli aspetti tecnici e delle questioni burocratiche», si legge nella lettera di Camminare insieme, «ma sentiamo il bisogno di alzare la voce e chiedere a tutti e in particolare a chi professa e cerca di vivere al meglio la propria fede in Cristo, un surplus di impegno affinché si trovi una soluzione a questo problema. Ci rivolgiamo a voi sacerdoti e alle vostre comunità, perché possiate contribuire, per quello che vi è possibile, con gli strumenti e le opportunità di cui disponete, affinché la numerosa comunità musulmana che vive nel nostro territorio, uomini e donne che incontriamo ogni giorno al lavoro, o a fianco dei nostri figli a scuola, o a far la spesa nei supermercati, o seduti sulle panchine nei parchi dei nostri paesi, possa superare questo momento di tristezza e di grande precarietà».

 

Luca Kocci

 

 

 

 

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