I lefebvriani contro papa Francesco: «Bieco becerismo progressista»»

«Bieco becerismo progressista»: è l’accusa che la fraternità sacerdotale san Pio X – la fazione dei cattolici ultraconservatori fondata dal vescovo scismatico Marcel Lefebvre, che durante il pontificato di Ratzinger si sono riavvicinati alla chiesa di Roma – rivolge a papa Francesco dopo la sua visita pastorale a Lampedusa.

 

Bergoglio, scrivono i lefebvriani in una nota, non solo non si pone come argine all’invasione musulmana, ma con le sue parole pronunciate a Lampdusa sembra anzi voler favorire il loro ingresso.

«Dal IX secolo i papi, tra i quali diversi santi – gridano i tradizionalisti, più volte accusati di antisemitismo e negazionismo –, hanno armato flotte per frenare l’ingresso (armato, certo) dei musulmani in Italia, desiderando preservare il cattolicesimo lì dove non era ancora stato annientato dall’invasione maomettana. Papa Bergoglio invece con il suo viaggio a Lampedusa ha voluto invece semplificare la questione: ci sono dei miserabili che vogliono venire da dei ricchi egoisti che li lasciano morire in mare, e questi ricchi colpevoli siamo noi tutti». In tal modo, proseguono, sottovaluta «il piano massonico di creazione di una società multiculturale», una colpa «grave» perché il papa «ha la responsabilità della difesa della fede».

Insomma si tratta, secondo i lefevbriani, di «gesti e parole» di «popolarità immediata presso un certo pubblico e soprattutto presso i media» ma all’insegna «del più bieco becerismo progressista».

 

Ma c’è dell’altro. Bergoglio ha salutato gli immigrati musulmani augurando loro «abbondanti frutti spirituali per il Ramadam».

Un peccato mortale per i lefebvriani: il papa non solo non ha rivolto «nessun invito alla conversione», ma anzi li ha incoraggiati «a rimanere fedeli alle loro pratiche religiose», evidentemente «considerate efficaci sulla scorta della Nostra Aetate» – la dichiarazione sulla libertà religiosa approvata al Concilio Vaticano II – e «del solito modernismo» (la corrente teologica di fine ‘800-inizio ‘900, condannata come «sintesi di tutte le eresie» per la sua tensione al dialogo con il mondo moderno).

 

Accuse, quelle dei lefebvriani, del tutto coerenti, con la loro visione, secondo cui «la causa dei gravi errori che stanno demolendo la chiesa» è il concilio Vaticano II e la sua pretesa di aggiornare la dottrina cattolica con le «idee liberali», la «libertà religiosa», «l’ecumenismo» e la «collegialità episcopale», peraltro ben lungi dall’essere realizzata.

 

Luca Kocci

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