Ior. La più grande fuga di capitali all’estero firmata dal Vaticano

Il Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha scoperto la più grande fuga di capitali mai realizzata: quella dello Ior.

Gli uomini guidati dal generale Giuseppe Bottillo, infatti, hanno scoperto come quasi mezzo miliardo di euro sia sparito dalle banche con sede in Italia dal 2009 al settembre del 2012, dai conti correnti dello Ior, l’Istituto per le opere di Religione.

Gli agenti della Finanza hanno ricostruito i movimenti di soldi sui costi intestati alla banca del Vaticano nel nostro paese, rivelando così che, su dieci conti accesi in nove istituti, in 3 anni 9 mesi sono entrati sì, oltre 3 miliardi (3 miliardi e 377 milioni, per l'esattezza), ma ne sono usciti molti di più per la volta della Germania.

Secondo la Guardia di Finanza e la Procura di Roma, che si sta interessando delle violazioni delle norme anti-riciclaggio in seno allo Ior, i trasferimenti sono stati compiuti nel momento in cui lo Stato italiano ha deciso di vederci chiaro e stringere la morsa contro la criminalità.

Nella normativa, consegnata a giugno ai pm Rossi, Pesci e Fava, si legge infatti come lo Ior, "nel corso degli anni dal 2010 al 2012, abbia progressivamente concentrato all’estero la propria operatività, trasferendo presso la Deutsche Bank AG – Germania le somme depositate presso le banche italiane."

"La circostanza", prosegue la nota dei finanzieri, "coincide temporalmente con le considerazioni della Banca d’Italia del 18 gennaio 2010 circa ‘la posizione dell’istituto vaticano modificata ai fini antiriciclaggio”.

Seguono le operazioni, in grado di far impallidire chiunque.

Per esempio: il conto Ior acceso presso la filiale della Banca del Fucino ha registrato entrate per 275 milioni, come rivela anche il Fatto Quotidiano, ma i milioni usciti sono stati 378.

Idem per l'Ex Banca di Roma di via della Conciliazione, laddove entrarono 930 milioni in tre anni e ne uscirono 948.

Peggio ancora alla Bpm, dove le entrate sono sono state 10 milioni e 133 milioni le uscite.

Presso il conto Ior della Bnl, invece, sono state registrate soltanto uscite, per 10 milioni.

Alcune banche c'è da dire, fortunatamente hanno registrato più entrate che uscite: è il caso per esempio della Banca Intesa, da cui, dai due conti Ior sono stati registrati 529 milioni di euro di entrate e 423 milioni di uscite.

Anche i conti, sempre due, presso il Credito Artigiano hanno avuto più entrate: 96 milioni di euro, rispetto i 69 milioni di uscite. Infine, Banca Intesa e Banca Desio.

Discorso diverso, invece, per le filiali italiane delle banche straniere in cui lo Ior ha acceso i propri conti, probabilmente per evitare i controlli delle autorità italiane: la Jp Morgan e la Deutsche Bank.

Nella prima sono state registrate entrate per un miliardo e 361 milioni, ma, ogni sera, il conto veniva riportato a zero, finché, nel marzo del 2012, a seguito del pressing della banca americana per ricevere informazioni adeguate da parte del Vaticano sui reali intestatari, il conto è stato definitivamente svuotato e chiuso.

Per la Deutsche Bank, invece, vale ancora un altro discorso: a seguito delle indagini, questa ha continuato ad operare, ma soltanto per quanto concerneva le attività dei bancomat installati all'interno delle Mura Leonine.  

Gli incassi erano poi “sistematicamente prelevati dallo Ior attraverso operazioni di giroconto verso la Banca del Fucino e Deutsche Bank AG – Germania", come scrivono le Fiamme Gialle.

"Successivamente", continua l'informativa, "la Banca d’Italia ha deciso di sospendere il servizio fornito dalla Deutsche Bank nonché di respingere la richiesta di ‘sanatoria’ mancando la necessaria autorizzazione.

Il provvedimento ha comportato l’interruzione dei rapporti dello Ior con Deutsche Bank Spa dove giacciono anche in questo caso somme inutilizzate”.

In tutto, 97 milioni.

Quello che resta da chiedersi è dunque quanti siano i soldi rimasti ancora in Italia, dopo il fuggi fuggi generale: ebbene, nel settembre 2012, erano 169 milioni, tutti disponibili.

Una somma da capogiro che, però, è evidente, non è che un nonnulla, in confronto ai denari nascosti ora in Germania.

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