Omofobia:l'Italia dimostra di avere stereotipi avvilenti

L'omofobia uccide, davvero: Dominique Venner, nota figura dell'estrema destra francese, saggista e storico, si è suicidato nella Cattedrale di Notre Dame, a Parigi.

Un gesto eclatante e simbolico per "risvegliare le coscienze" contro i "mariage pour tous".  

La Francia, infatti, è stato il 14° paese nel mondo e il 9° in Europa, a rendere legali le unioni trapersone dello stesso sesso.

Ben 137 ore di dibattito parlamentare per poter modificare l'articolo 143 del codice civile.

Il nuovo testo è ora "Il matrimonio è stipulato da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso".

Poco prima, nel mese di aprile, era stata la Nuova Zelanda ad approvare la legge sui cosiddetti matrimoni gay, diventando il primo paese dell'Asia-Pacifico a legalizzarli.

Qualche giorno prima l'Uruguay, approvando l'eliminazione di ogni riferimento al sesso delle persone negli articoli del Codice Civile sul matrimonio, è diventato il secondo paese Latino-Americano a permetterlo, dopo l'Argentina che, già dal 2010, prevede anche le adozioni da parte di genitori dello stesso sesso.

Nel Regno Unito la Camera dei Comuni, lo scorso mese di maggio, ha approvato il Marriage (Same Sex Couples) Bill che renderà possibile le nozze tra gay e tra lesbiche a partire dal 2014.

Nel discorso per la firma della nuova Commonwealth Charter, destinata ad eliminare le discriminazioni e gli abusi perpetuati fino ad oggi dalle colonie britanniche, anche la regina Elisabetta ha sorpreso tutti pronunciandosi, seppure in maniera indiretta, a favore dei diritti degli uomini e delle donne omosessuali.

In effetti la Gran Bretagna vince il primo posto in Europa per il rispetto dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), seguita dalla Spagna che si mostra ancora oggi, in pieno governo conservatore, all’avanguardia in questo ambito, come Svezia e Norvegia.

A indicarlo è il Rainbow Europe index 2013 che evidenzia anche che in Italia il livello di rispetto per la comunità LGBTI è piuttosto basso, non esistendo alcuna legge a riguardo, fotografando un paese quasi paralizzato in materia.

Peggio dell'Italia si classificano l'Azerbaijan, l'Armenia e la super intransigente Russia.
Assegnando un punteggio tra 0%, discriminazioni e gravi violazioni dei diritti umani, e 100%, piena libertà e rispetto dei diritti umani, si ottiene la graduatoria degli stati che tutelano maggiormente, a livello giuridico e politico, le persone LGBTI.

Come ogni anno viene redatta dall'ILGA-Europe (European Region of the International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans & Intersex Association) composta da 408 organizzazioni provenienti da 45 dei 49 paesi europei, una vista più ampia rispetto all'Unione Europea.

Si evidenza un triste dato: nessuno Stato europeo dà piena uguaglianza giuridica alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali.

Tutto illustrato nella Rainbow Europe Map 2013.

Sulla base dei dati di questa mappa arcobaleno, la rete delle diverse organizzazioni di transgender/transessuali TGEU (Transgender Europe), ne ha costruita un'altra per evidenziare la situazione giuridica desolante per le identità di genere variante. 

 La mappa mostra a colpo d'occhio quali tra i paesi in Europa, richiedono ancora oggi la sterilizzazione forzata a chi si sottopone ad una operazione di riassegnazione del sesso. 

L'Italia è tra i 24 paesi che la richiedono.
Intanto la Corte suprema statunitense valuta la legittimità costituzionale delle unioni tra persone dello stesso sesso e la Commissione Europea avverte ogni Paese che il rispetto per i diritti degli omosessuali è un principio indispensabile per essere accolti nella UE. 
Ce lo chiede l'Europa!

Però l'attuale condizione delle persone LGBTI all'interno dell'Unione Europea è ancora difficile.

Il 17 maggio scorso più di 100 paesi in tutto il mondo hanno celebrato il giorno in cui l'omosessualità è stata rimossa, nel 1990, dalla lista delle malattie mentali dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

In questa occasione l'Agenzia dei diritti fondamentali dell'Unione europea (FRA) ha diffuso uno studio comparativo, effettuato per la prima volta, sull'esperienza di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender provenienti dai 27 Stati membri e dalla Croazia.

Ordinato dalla Commissione europea nel 2011, l'inchiesta si basa su oltre 93.000 risposte, il più grande campione di questo tipo.

L'indagine ha rilevato che il 47%, ovvero quasi una su due persone LGBT, si sono sentite discriminate o perseguitate negli ultimi 12 mesi a causa del proprio orientamento sessuale e della propria definizione di genere.

Si scopre che le donne lesbiche (55%), i giovani tra i 18 e i 24 (57%) e le persone LGBT (52%) più povere hanno una probabilità maggiore di essere discriminate.

Evidenziando che gli effetti delle discriminazioni e delle molestie sono moltiplicati per le persone che tendono ad essere emarginate.

dati mostrano che una persona su quattro (26%) di quelle intervistate sono state attaccate o minacciate di violenza per la propria scelta, tra queste uno su tre (35%) è una persona transgender.

Solo una su dieci (10%) delle persone intervistate ha segnalato la discriminazione alla polizia, e solo una su cinque (22%) ha riferito di violenze o molestie.

Per ogni episodio di violenza registrato dalla polizia, si stima che quelli realmente accaduti sono quattro in più.
Lo studio ha anche riscontrato che il 32% delle discriminazioni è avvenuto in casa, a scuola, quando si cerca assistenza sanitaria o in luoghi pubblici.
Infine, il 20% delle persone intervistate (e il 29% tra le persone intervistate transgender) sono state discriminate in base al sesso o all'orientamento sessuale nel loro posto di lavoro o durante la ricerca di un lavoro, nonostante il diritto comunitario lo vieti.
I risultati del sondaggio sono raccolti nel LGBT Survey data explorer.

Già dalla prima delle 168 domande dell'inchiesta, ove si chiede di esprimere una opinione sulla offensività del linguaggio riservato a lesbiche, gay, bisessuali e transsessuali nel paese dove si vive,  l'Italia con un valore del 51% per la rispostamolto diffuso e del 41% per abbastanza diffuso, risulta un paese dagli stereotipi avvilenti.

 

Marina Turi

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