Buco da 550 milioni e 400 licenziamenti: l’Idi di Roma, ospedale religioso, è un magna magna.

La definizione ad hoc per la franosa storia sanitaria e finanziaria dell’Idi – l’ospedale religioso di Roma – è stata data dallo stesso direttore generale Giuseppe Incarnato – indagato per ipotesi di ‘associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita’: “L’Idi è diventato un magna-magna”.

Ufficialmente da aprile 2012 è emerso il grave buco finanziariodell’ospedale che oggi ammonta a 550 milioni di euro. 

Uno strano deficit considerando che, dal 2010, l’Idi ha ricevuto migliaia di euro tra 5 per mille, rimborsi regionali e soldi stanziati dal Ministro dell’Istruzione e della Sanità.

La Procura di Roma indaga ed anche la DDA antimafia che propende per una possibile ombra della ‘ndrangheta.

Alla fine a pagarne le spese è sempre l’anello debole della catena: sono in vista 400 licenziamenti per i lavoratori dopo ben 7 mesi ‘senza stipendio’.

L’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma – detto anche l’ospedale del Vaticano perché fa capo alla Congregazione dei Figli dell’Immacolata – è sull’orlo del collasso.

Il 20 marzo segna il termine di scadenza per proposte di recupero da presentare al Tribunale di Roma per evitarne il fallimento.

Il baratro è un buco economico e anomalo di ben 550 milioni di euro, di cui non si riesce a trovare giustificazione, soprattutto per un ospedale che ha incassato soldi sia dal pubblico che dal privato.

Il ‘magna –magna’ dell’Idi però grava solo sulle spalle dei dipendenti che da 7 mesi non percepiscono lo stipendio e che in 400 verranno licenziati.

 

CHI ‘MAGNA’ SULL’IDI?

 Difficile capire che fine abbiano fatto i soldi dell’Istituto sanitario di Roma,spariti nel nulla a quanto pare. Indaga la Procura di Roma che ha riscontrato non poche anomalie. 

Giuseppe Profitti è il commissario inviato dal Vaticano per controllare il disastro finanziario dell’Idi – nonché uomo molto vicino a Bertone.

Secondo il Profitti questo enorme debito accumulato  dall’Istituto sarebbe dipeso dal personale: medici, infermieri e dipendenti costerebbero troppo rendendo insostenibile la situazione.

Addirittura per ‘pagare’ i lavoratori, l’ospedale spenderebbe ben l’87% del fatturato, un esubero ingente che necessariamente porta al licenziamento.

Vero è che l’Idi ha ben 1600 dipendenti ma c’è anche da sottolineare il fatto che di questi ben 400 – quelli che sono nella black list dei licenziamenti – da ben 7 mesi non percepiscono lo stipendio.

Questo è il punto di vista di Profitti e dell’entourage bertoniano.

Opposti sono i numeri e la visione emersa nel dossier dell’ex prefetto Vincenzo Boncoraglio. 

Secondo il prefetto i lavoratori in esubero sono solo 164 e non 400 come dice il Profitti, non sono necessari i licenziamenti ma: “possono essere tutti riassorbiti, con processi di innovazione attraverso un aumento della produttività”.

A chiusura della sua relazione Boncoraglio specifica anche il fatto che il costo del personale non è dell’87% ma si riduce a 48,5 milioni di euro, molto meno di quanto riportato da Profitti. 

Insomma ci sono pareri, dati e numeri contrastanti: qualcosa non quadra nel debito di 550 milioni di euro dell’Idi e si sospetta che sia un deficit accumulato non solo dall’ospedale e che forse il Vaticano vuole coprire?

 

GLI INCASSI DELL’IDI CHE NON HANNO FATTO MAI PENSARE AD UN FALLIMENTO

La speculazione sull’Idi è stata tanta per ammissione dallo stesso direttore generale Giuseppe Incarnato che ha affermato come una siringa che costa normalmente 0,2 euro veniva pagata dall’ospedale ben 4 euro.

Intanto nulla faceva pensare alla rovina economica dell’ospedale Vaticano soprattutto perché l’Istituto ha sempre beneficiato dei soldi pubblici e privati: nel 2010 ha ricevuto  come rimborsi regionali 77 milioni di euro.

In più il Ministero della Salute – poiché centro di ricerca dermatologica – ogni anno dava all’Idi 2 milioni e mezzo di euro. Soldi anche dal Ministero dell’Istruzione che ha stanziato 9 milioni di euro nel 2011.

A questo aggiungiamoci le donazioni del 5 per mille che quantitativamente oscillano tra i 150 e i 200 mila euro esommiamoci gli incassi che ogni giorno fa l’ospedale: tra i 50 e i 70 mila euro.Insomma tutto ciò per sottolineare che i rubinetti finanziari non sono mai stati chiusi verso l’Idi, si è sempre investito e finanziato sull’ospedale del Vaticano. E allora la ‘perdita’ dov’è?

 

SPECULAZIONI E L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA

 Nella maxi indagine della Procura di Roma, il pm Michele Nardi si muove nel vertice del sistema Idi: indagati per ipotesi di “associazione a delinquere  finalizzata all’appropriazione indebita” il direttore Giuseppe Incarnato, subentrato per sostituire Domenico Temperini, legato  al religioso Franco Decaminada, ex consigliere delegato dell’Idi, anche lui indagato. 

 In realtà il sospetto è che lo stesso Incarnato venisse guidato dalla volontà del Temperini-Decaminada.

Tra gli altri indagati: il religioso Aleandro Paritanti, altro religioso Eugenio Lucchetticapo della Congregazione, Antonio Nicolella, consulente del gruppo religioso, e Giovanni Rusciano, un imprenditore legato all’Idi.

Speculazioni ma anche una possibile strada mafiosa su cui, invece, lavora la DDA: il sospetto è che ci sia l’ombra della ‘ndrangheta in questo tracollo finanziario.

 

A lasciare spazio a questa ipotesi le stesse dichiarazioni di Giuseppe Incarnato che ha detto di essere stato minacciato davanti all’ospedale da un uomo che con accento calabrese – e per questo, secondo lui, uomo di ‘ndrangheta– gli ha detto: “Dotto’, la prossima volta vengo e ti sparo”.
Il motivo delle minacce della ‘ndrangheta potrebbe essere legato alla recessione dei contratti che Imncarnato ha attuato con i fornitori, un gesto ‘scomodo’ perché i numerosi e costosi fornitori dell’Idi fruttavano molto proprio alla ‘ndrangheta, secondo il dirigente.

Intanto le indagini proseguono: 550 milioni di euro sono spariti nel nulla, a pagarne le spese saranno i 400 lavoratori licenziati e i cittadini che beneficiavano della struttura sanitaria che oggi ne perde di quantità e qualità.

 

Maria Cristina Giovannitti

 

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