Il vaticano e il palazzo con la sauna gay: un affare tutto esentasse per il clero.

Foto da: L'immagine di via Carducci 2 da Google Maps

 

Cosa hanno in comune il Vaticano, la Congregazione di Propaganda Fide e la più famosasauna gay d’Italia?

Un palazzo, in via Carducci 2, finito sotto gli occhi della stampa grazie a un’inchiesta di Repubblica.

Qui dal 2008 alloggiano il card. Ivan Dias, prefetto emerito della Congregazione e 15 sacerdoti, ma dal 2004 c’è anche l’Europa Multiclub Saune&Gym, circolo ricreativo che ospita sauna gay ed eventi a tema a cui si ha accesso solo con la tessera Arcigay. Il palazzo nobiliare, che sorge a un centinaio di metri dal ministero dell’Economia, non ha solo questi due ospiti così lontani nel modo di vivere, ma è anche al centro di un‘operazione di compravendita che ha fruttato milioni di euro a chi ha condotto la trattativa e sottratto allo Stato Italiano Iva e tasse: dopo la vendita al Vaticano infatti il palazzo è diventato “extraterritoriale” e quindi non soggetto alle tasse italiane, come vogliono i Patti Lateranensi.

 

L’articolo di Carlo Bonini per il quotidiano ripercorre le tappe dell’operazione che ha portato il palazzo al centro di caso che imbarazza e non poco il Vaticano.

Di certo la sauna gay c’era prima della vendita: lo stesso cardinale doveva sapere che tipo di attività vi si svolgessero visto che si era “lamentato degli effluvi e dei vapori di bromo con cui talvolta è avvolto il suo terrazzo”.

Il 30 maggio 2008 vengono avviate le trattative per la compravendita dell’immobile, 19 unità tra appartamenti, cantine e relative pertinenze, di proprietà della “Banca Italease”, ma che vengono vendute dalla “Mag. Industrie”, società di Busto Arsizio, che ha già versato alla proprietà 4 canoni annui da 600 mila € e che si impegna a rilevare la porzione del palazzo a cui sono interessati dal vaticano.

L’operazione costa 9 milioni di €, ma nello stesso giorno, il 30 settembre 2008, la vendita alla Congregazione di Propaganda Fide viene chiusa davanti al notaio per 20 milioni di €.

Con ‘soddisfazione reciproca’ e con ricche parcelle riconosciute a due ulteriori ‘mediatori’ dell’affare. La ‘Cig immobiliare srl’, società di intermediazione immobiliare con sede a Roma ma iscritta ad Arezzo, cui si è appoggiata la ‘Mag’ e che per questo riceve 346.200 euro. E la ‘Arrigucci Immobiliare di Nepitella Irene & C.’, aretina anch’essa, che ha assistito la Congregazione a fronte di un compenso di 300 mila euro”, scrive il giornalista di Repubblica.

Il contratto non prevede né il versamento dell’Iva né altre tasse visto che a quella parte di immobile viene riconosciuta l’extraterritorialità: per lo Stato italiano la perdita è di 4 milioni di €.

Non solo. Nel 2011 la Congregazione acquista altri locali al sesto piano del palazzo, questa volta dal “Fondo di Previdenza per i dirigenti di aziende commerciali e di spedizione e Trasporto Mario Negri” per 2,9 milioni di euro: per la vendita è necessario il nullaosta del Ministero dei Beni Culturali e la Sopraintendenza ai beni archeologici che dichiarassero la porzione da acquistare “non soggetta a vincolo di interesse culturale”.

Tutto fatto e risolto in 30 giorni.

 

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