Bagnasco: «Il gender? Transumano»

C’è un nuovo termine che entra con forza nel vocabolario della Conferenza episcopale italiana: «Transumano».


L’ha utilizzato ieri il card. Bagnasco, presidente della Cei, nella sua prolusione al Consiglio permanente dei vescovi, per identificare il prodotto finale della «cosiddetta teoria del gender»: un essere umano senza più identità di genere. «Il gender si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione – argomenta – ma in realtà pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un “transumano” in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità». La «Queer theory – prosegue –, nata negli Usa, combatte contro il normale, il legittimo, e ingloba tutte le soggettività fluide: non si riferisce a nulla in particolare, si presenta paradossalmente come “un’identità senza essenza”». Concetti astratti? No, precisa Bagnasco, anzi «cose vicinissime e concrete», con l’obiettivo di «costruire delle persone fluide che pretendano che ogni loro desiderio si trasformi in bisogno, e quindi diventi diritto. Individui fluidi per una società fluida e debole».


Lo scenario che intravede il cardinale è una sorta di “Spectre globale”: è in atto, spiega, «una manipolazione da laboratorio, dove inventori e manipolatori fanno parte di quella “governance mondiale” che va oltre i governi eletti e che spesso rimanda ad Organizzazioni non governative che non esprimono nessuna volontà popolare». Quindi l’appello alla resistenza: «Vogliamo questo per i nostri bambini, ragazzi, giovani?», chiede Bagnasco (ma la domanda è retorica). «Genitori, volete questo per i vostri figli? Che a scuola, fin dall'infanzia, ascoltino e imparino queste cose, così come avviene in altri Paesi d’Europa? Reagire è doveroso e possibile, basta essere vigili, senza lasciarsi intimidire da nessuno, perché il diritto di educare i figli nessuna autorità scolastica, legge o istituzione politica può pretendere di usurparlo. È necessario un risveglio della coscienza individuale e collettiva, della ragione dal sonno indotto a cui è stata via via costretta. Noi pastori vi siamo e vi saremo sempre vicini».


Se nella stagione Ruini-Bagnasco-Ratzinger la crociata era in difesa dei «principi non negoziabili», ora in epoca Bagnasco-Bergoglio il bersaglio è il «gender». Anche perché, lo ha ripetuto più volte il papa stesso, l’espressione «principi non negoziabili» non piace a Francesco. Il quale però non disdegna il termine «gender», che ha utilizzato sabato scorso a Napoli, durante l’incontro con i giovani e le famiglie: la teoria del gender, ha detto Bergoglio, è uno «sbaglio della mente umana», un tentativo di «colonizzazione ideologica». Un aggiornamento lessicale che non intacca la sostanza, perché «teoria del gender» è un calderone ampio in cui gerarchie ecclesiastiche e gruppi cattolici tradizionalisti riversano tutto quello che minaccerebbe la famiglia.


Altri temi sono stati toccati da Bagnasco, sulla scia del Bergoglio “sociale” di Napoli: la condanna del «malcostume e del malaffare che sembrano diventati un “regime” talmente ramificato da essere intoccabile», ogni giorno emergono esempi che «ammorbano l’aria, avvelenano la speranza, indeboliscono le forze morali» e sono una «offesa gravissima per i poveri e gli onesti»; l’emergenza disoccupazione, che alimenta «l’instabilità sociale» e favorisce la «malavita»; la «tragedia» dell’immigrazione, di fronte alla quale l’Europa sembra «un insieme di interessi individuali» più che «casa comune». Quindi una severa condanna del terrorismo e delle «persecuzioni contro i cristiani», con una domanda decisamente “filo-occidentale”: «È forse l’odio per l’Occidente» e per «i suoi valori di libertà, uguaglianza, democrazia, giusta laicità, valorizzazione e rispetto per la donna?».


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