Vaticano in rosso. Ma l’Obolo di s. Pietro e lo Ior risanano i bilanci

Bene l’Obolo di San Pietro, male i bilanci di santa sede e Governatorato. Tuttavia le finanze vaticane, grazie alle offerte per il papa – appunto l’Obolo – e ad una ricca donazione dello Ior, continuano a godere di ottima salute.


I dati per il 2009 sono stati presentati in Vaticano lo scorso 7-9 luglio, durante l’annuale riunione del Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della santa sede, presieduta dal Segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone. Sia il bilancio della santa sede (a cui afferiscono tutti i dicasteri pontifici), che del Governatorato – che provvede alla gestione del territorio, delle istituzioni e delle strutture e si occupa degli investimenti – sono in rosso: la santa sede ha registrato entrate per poco più di 250 milioni di euro ed uscite per oltre 254 milioni, con un disavanzo quindi di poco superiore ai 4 milioni di euro (lo scorso anno le perdite erano state di 911mila euro). “Le uscite sono da attribuirsi per la maggior parte alle spese ordinarie e straordinarie dei dicasteri e organismi della santa sede” e del “sistema delle comunicazioni della santa sede, con particolare attenzione alla Radio Vaticana”, da sempre con un deficit assai pesante, ha spiegato mons. Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli Affari Economici della santa sede (e delegato pontificio per la Congregazione dei Legionari di cristo). Negativo, ma meno dello scorso anno quando le perdite ammontavano al doppio, il bilancio del Governatorato, che ha chiuso con un saldo negativo di quasi 8 milioni di euro, di nuovo per gli “effetti della crisi economico-finanziaria internazionale”, ossia per investimenti andati male.


Una perdita complessiva, quindi, di 12 milioni di euro – lo scorso anno il bilancio ufficiale segnava rosso per 16 milioni di euro, quello ufficioso per oltre 30 –, abbondantemente ripianata dall’Obolo di s. Pietro (le offerte che arrivano al papa dalle chiese nazionali soprattutto in occasione della solennità dei santi Pietro e Paolo): nel 2009, quando tuttavia gli effetti dello scandalo pedofilia non erano ancora così dirompenti come oggi, sono stati incassati quasi 82 milioni e 500mila dollari (pari a 65 milioni e 500 mila euro), 11 milioni di euro in più rispetto al 2008. Le diocesi, inoltre, hanno versato alla santa sede contributi per 31 milioni e 500mila dollari (25 milioni di euro), in obbedienza a quanto previsto dal Codice di diritto canonico: “I vescovi, in ragione del vincolo di unità e di carità, secondo le disponibilità della propria diocesi, contribuiscano a procurare i mezzi di cui la sede apostolica secondo le condizioni dei tempi necessita, per essere in grado di prestare in modo appropriato il suo servizio alla chiesa universale”. Sono infine arrivati 50 milioni di euro da parte dello Ior del neo governatore Ettore Gotti Tedeschi “per le attività di religione del santo padre”.


Luka Cocci


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