La madonna che fa l'inchino ai narcos

Altro che Oppido Mamertina. Altro che inchini della statua davanti alla casa del boss. La chiamano la Madonna dei narcos. Ma anche Señora, Niña blanca, Flaca, Comadre, Hermosa, Bonita. È la Santa Muerte, il cui culto è riesploso in Messico a partire dagli anni Novanta, dopo secoli trascorsi ai margini della società o nei suoi sotterranei, dove era stata sospinta dalle condanne dell’Inquisizione, dagli strali dei pentecostali, dalle riprovazioni dei Testimoni di Geova. Il suo volto scheletrico è avvolto in un abito semplice o sontuoso: la Flaca può vestirsi di rosso, di rosa, di nero, di giallo, di verde, di azzurro, anche se il suo colore preferito è il bianco osso, cui è associato l’allontanamento di invidie e rancori da case e negozi. In mano la Patrona può tenere la falce, oppure la bilancia e il globo terrestre. L’aspetto è inquietante e macabro, ma i suoi devoti la ritengono una presenza spirituale benevola, per questo le riservano appellativi graziosi come Hermosa, Bonita, Niña blanca. La invocano come intermediaria tra l’uomo e Dio, ne ornano immagini e altari, la nutrono con tortillas e rum, la credono dotata di poteri pari a quelli di Cristo. Come ricorda Fabrizio Lorusso nel volume Santa muerte patrona dell’umanità, la Bonita racchiude in sé un mix fuggevole e postmoderno che fonde tradizioni iconografiche e liturgiche d’origine precolombiana, africana, europea.

La Hermosa è dotata di poteri di protezione e guarigione adatti a tutti i contesti sociali. Non a caso il numero dei suoi devoti si stima possa arrivare ai dieci milioni di fedeli, sparsi tra Messico, Stati Uniti, El Salvador, Guatemala, Honduras, Colombia, Argentina. Cosa si chiede alla Patrona? Protezione, sicurezza, lavoro, salute, soldi. Soldi per pagare la scuola, le cure, un processo. Il suo culto si dice sia ritornato in auge con la crisi economica, che ha visto spuntare più santi che scuole, più altari che ospedali. Per questo non stupisce che sia particolarmente diffuso nei settori marginali della società, nei quartieri più malfamati, nelle prigioni, tra le prostitute. Ma da quando, il 18 agosto 1998, un altare della santa è stato ritrovato dalla polizia nel covo della banda di sequestratori capeggiata da Daniel Arizmendi, detto il "Mochaorejacas", i media messicani e, soprattutto, statunitensi hanno iniziato a diffondere l’immagine, efficace ma fuorviante, di una equazione esclusiva tra Santa Muerte e crimine organizzato. Nel 2001 vengono alla luce i legami tra la Flaca e il cartello del Golfo capeggiato da Osiel Cárdenas Guillén. Nel 2004 si rinvengono immagini della santa in una casa di Città del Messico utilizzata dal cartel come laboratorio per tagliare cocaina da inviare negli Usa. Si diffonde la voce di un misterioso santuario fatto costruire per la Hermosa dal boss del Cartel de Juárez nella regione del Michoacán. Emergono poi tracce dei legami tra la Santa Muerte e la Mara Salvatrucha, una organizzazione criminale internazionale attiva negli Stati Uniti e in Messico, alla quale sono affiliate gang composte soprattutto da salvadoregni e guatemaltechi, i mareros, che ostentano la loro devozione alla Bonita con tatuaggi e amuleti, e professano apertamente il culto dentro e fuori le prigioni. La Niña blanca fa quindi le sue apparizioni nei narco-corridos, canzoni di musica popolare diffuse nel Nord del Messico che nulla hanno da invidiare ai neomelodici, in cui i capi dei cartelos sono dipinti come nobili banditi che sfidano il governo e muoiono con onore. «Muchos tienen un corrido / el malo, el bueno y el fuerte / hay de narcos y de damas / y de ilegales sin suerte / hoy le canto a la patrona / a la Santísima Muerte», dice la canzone interpretata dal gruppo Los Originales de San Juan e dedicata alla Hermosa. L’appeal della Santa non risparmia la fiction: il culto fa la sua comparsa nel film di Tony Scott Man of fire (2004) e nella quinta stagione di Dexter. La metamorfosi è cosa fatta: la Niña blanca, la Chiquita, è diventata la narcosanta. Sembra esserne sicuro l’esercito messicano che nella primavera del 2009, su ordine del presidente Felipe Calderón, porta a termine la distruzione di trenta altari e cappelle della Santa Muerte nei pressi della città di frontiera Nuevo Laredo: dimostrazione simbolica di una prova di forza contro i narcos. Anche la Chiesa cattolica, che ha sempre condannato il culto, negli ultimi anni è tornata a prendere posizione contro la Santa Muerte e ha sconfessato più volte l’autodichiaratosi arcivescovo della “Iglesia católica tradicional Mex USA de la Santa Muerte”, David Romo Guillén, catturato nel gennaio del 2011 con altre otto persone con l’accusa di far parte dell’organizzazione criminale de Los Zetas. C’è chi dice che la Chiesa condanna la Santa perché non può tollerare che la gente di strada costruisca forme di devozione autonome dal monopolio ecclesiastico. Ma Carlos Montiel, presidente del Consejo de Analistas Católicos de México, non usa mezzi termini: la Santa Muerte è protettrice dei sicari, dei narcos, delle prostitute, dei sequestratori. La devozione a lei riservata è funzionale al crimine organizzato e non ha niente a che vedere con il cristianesimo.

 

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Lucia Ceci

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