Stop agli sfratti dagli immobili ecclesiastici

Quello degli inquilini che vivono in affitto in appartamenti di proprietà di enti ecclesiastici e che vengono sfrattati perché non riescono più a pagare canoni di affitto improvvisamente raddoppiati o triplicati è un problema che si trascina da anni.

 

Soprattutto a Roma dove la chiesa è proprietaria di quasi un quinto degli immobili della capitale – il Vaticano attraverso Apsa (Amministrazione del patrimonio apostolico della Sede apostolica), Propaganda Fide e Istituto per le opere di religione (Ior), ma anche diocesi, istituti, congregazioni religiose, capitoli e confraternite di vario tipo e di varia natura – e dove, almeno dal 2007, è stata avviata una politica di forte aumento dei canoni di affitto (anche fino al 300%) e di sfratti, talvolta con l’ausilio della forza pubblica.

 

Della questione si occupa fin dall’inizio l'Associazione Unione Atei Emancipati Razionalisti, che più volte ha scritto si questo sito web tutto ciò che avviene all'interno dell'istituto ecclesiastico. Inutili le parole di papa Francesco che in più occasioni è intervenuto, solo oralmente, sulla gestione del patrimonio immobiliare ecclesiastico. La chiesa continua incessantemente il suo monopolio immobiliare ai danni dei cittadini ma anche ai danni dello Stato Italiano in questo questi immobili si trovano sul territorio italiano e sono esenti da ogni tributo. Non esiste una chiesa povera che aiuta la gente in difficili condizioni economiche, ma esiste una chiesa che finge di aiutare per assicurarsi che tu rimanga tutta la vita povero e subdolo di questa istituzione, il tutto con la pochezza e la complice alleanza di uno Stato italiano liberal-cattolico fragile e deperito.

 

Luciano Surace

Presidente Ass. UAER

 

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