RELIGIONI SENZA MASCHERA. Panoramiche, illusioni e violenze di Cosimo Aruta

Il contenuto del libro, formalmente, oscilla tra un trattato ed una carrellata storico-filosofica che illustra i falsi e le violenze delle religioni, sia da un punto di vista concettuale che puramente materiale. Secondo un metodo, per così dire, antologico e didattico, la parte filosofica si sviluppa attraverso analisi che si collegano allo sviluppo di pensiero di grandi capisaldi della filosofia moderna.

La carrellata storica si pone:

- come evidente ed autonoma dimostrazione della struttura della religione in genere,

- come integrazione e chiarimento dei concetti affrontati.

Per sommi capi è, inoltre, affrontato il tema delle religioni rivelate seppur alla luce dell’ignoranza umana, delle teorie della conoscenza e di certe forme di insicurezza latente. Di là da una analisi di carattere generale, nel testo risultano particolarmente evidenziati numerosi punti delle “scritture sacre”. Le analisi sono corredate, o documentate, da numerosi riferimenti bibliografici, sia tradizionali che virtuali.

Il romanzo è ambientato a Napoli, la città che l’autore, sottilmente, vive nella complessa sedimentazione culturale per la quale non trascura certi messaggi relativi alla questione meridionale.

In una rivisitazione del ’68, l’autore affronta parecchie tematiche socio-politiche proprie del XX secolo, un secolo che viene vissuto o analizzato, anche, in alcune dirette connessioni tra il precedente ed il successivo.

 

La trama è, in pratica, la storia di un vecchio scugnizzo che, vittima di sottili violenze, diventa prima un “don” e poi un professore; un professore che, comunque, anche inconsciamente, resta, pur sempre, un “don” alla vecchia maniera. Le vicissitudini del protagonista, don Federico, costituiscono solo formalmente l’ossatura del romanzo che, nella sua caratterizzazione storica, tende allo studio del “sociale”, mirando ad una introspezione psicologica dell’uomo e all’analisi di particolari sistemi che governano l’uomo.

Il protagonista, borghese e rivoluzionario nello stesso tempo, si libera continuamente di certe sovrastrutture o condizionamenti e tende, nella sua evoluzione, al riscatto di certi valori. Analisi continua e tendenza all’evoluzione conferiscono a Federico una solida logica filosofica alla sua rivoluzione che, in fondo, gli è caratteriale. Per i temi trattati, l’opera s’inquadra in una moderna letteratura di pensiero.

 

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