Fede e indottrinamento infantile

Ancora oggi, nell’epoca della razionalità scientifica e del disincanto, le religioni hanno tanti seguaci. Perché? La mia risposta è: a causa dell’indottrinamento infantile. In realtà i bambini credono a dio e a babbo natale per la stessa ragione: perché i “grandi” gli fanno credere che dio e babbo natale esistono. Crescendo capiranno, e gli adulti lo confermeranno, che babbo natale non esiste. Per quanto riguarda dio, invece, la famiglia e la società faranno di tutto perché continuino a credere alla sua esistenza anche in età adulta. E spesso ci riusciranno. Si crea così quella situazione che tutti abbiamo sotto gli occhi: in Italia la maggioranza della popolazione segue la religione cattolica, in Israele quella ebraica, in Arabia la mussulmana, in India quella induista. Dovunque prevale la religione ambientale e/o domestica che viene trasmessa di generazione in generazione grazie all’indottrinamento infantile e al successivo rinforzo sociale. Così ciascuno sarà convinto di credere nell’unico, vero dio, mentre le altre divinità saranno idoli falsi e bugiardi, creati dalla malizia degli uomini e del demonio. I più fanatici arriveranno al punto di sfidare la morte e prendere le armi contro gli infedeli. Solo gli atei sono giunti a capire che tutti gli dei delle varie religioni non sono altro che idoli di cartapesta, creati in tempi in cui dominavano ignoranza, credulità, superstizione. Quando credenti e non credenti dialogano, spesso si giunge alla conclusione che non si riesce a trovare un punto d’incontro perché tra fede e ragione c’è un’opposizione radicale, esse si collocano su due piani diversi, eterogenei, che non possono comunicare tra loro. Infatti con la fede, dice il catechismo della chiesa cattolica, “l’uomo sottomette pienamente a dio la propria intelligenza e la propria volontà” (143): rinuncia a pensare con la propria testa e perciò non sente ragioni. In realtà la fede – che, guarda caso, è quasi sempre quella del gruppo sociale in cui si viene allevati – è così forte, tenace e impermeabile alle critiche perché si radica nell’individuo, fino a diventare carne della sua carne, elemento costitutivo della sua identità personale, proprio in virtù del precoce, insistente e persistente condizionamento subito fin dalla più tenera età in famiglia che, rafforzato dal conformismo sociale in età adulta, rimarrà nei credenti solido e incrollabile, nonostante le plateali smentite dell’esperienza e della ragione. Tanto che sarà possibile affermare con orgoglio: credo quia absurdum. I gesuiti dicevano: “Dateci un bambino sino all’età di sette anni e poi sarà nostro per il resto della sua vita”. La fede – si dice, mistificando la realtà – è dono di dio. Non è così: la fede consiste in quelle credenze che ci sono state inculcate e abbiamo assorbito e fatte nostre durante l’infanzia e l’adolescenza, prima e al di fuori di ogni controllo critico. La fede non è dono di dio, ma dono – avvelenato – della famiglia e dell’ambiente che ci hanno educati: il mistero della fede è l’indottrinamento infantile.

 

 

Renato Testa

 

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Montaudo Giorgio (martedì, 16 dicembre 2014 18:26)

    In questo bel paese, sede del papato, gli atei vengono continuamente aggrediti dai religiosi e dalle loro manifestazioni di fede. Parrebbe che i "credenti" abbiano necessità di rafforzare la loro fede stringendosi a testimoniarla in riti, processioni, pellegrinaggi, perfino con trasmissioni televisive (i "Dieci Comandamenti"), quando non emettono leggi dello stato per proibire questa o quella pratica "impura".
    Il breve ma incisivo articolo " Fede e indottrinamento infantile" descrive molto bene le pratiche di "plagio infantile" e le tecniche attuative della legge della "pia ignoranza", implementata per secoli dai religiosi. Come ben chiarisce l'autore R. Testa, il risultato è l'instaurarsi di un circolo vizioso che porta, all'interno di una circoscritta regione, al formarsi di una larga maggioranza di "credenti tradizionali". Questa situazione è stata favorita dal relativo isolamento delle popolazioni, che tendono a vivere all'interno di una regione, con poca interpenetrazione etnica. Di particolare rilievo è la tendenza di tutti i gruppi etnici ad inglobare le tradizioni religiose nel loro patrimonio culturale; ciò rende molto difficile l'opera di razionalizzazione e laicizzazione delle masse. Siamo in presenza di un capolavoro di plagio ben costruito e radicato nel costume attraverso i secoli. Dovremo rassegnarci? La mia grande speranza sta nella forza della scienza moderna, ma che ahimè è pochissimo compresa e conosciuta dai più, anche dagli atei. La scienza produce conoscenza, obbedendo rigorosamente alla legge di "spiegare la natura solo con il naturale". Il "mondo magico" dei miracoli, dell'universo parallelo abitato da santi e profeti in carne ed ossa, del soprannaturale insomma, viene lasciato fuori dall'ambito scientifico, si contrappone decisamente a visioni fideistiche. Forse per la prima volta, oggi disponiamo di un insieme di conoscenze sulle origini (chi siamo, da dove veniamo, in quale mondo viviamo), tali da relegare in soffitta il mondo arcaico e primitivo in cui allignarono le religioni.