IOR, poca trasparenza per la banca del Papa che fa guadagnare il Vaticano

Nessuna riforma Bergoglio per ora: la banca del Papa resta lì dov'è. Nonostante lo scandalo dello IOR, le accuse di riciclaggio e falso, l’arresto di monsignor Nunzio Scarano detto ‘don 500 euro’, la trasparenza tanto annunciata da papa Francesco non ci sarà. Forse perché il ricco IOR – che ha un patrimonio pari a 5 miliardi di euro, lingotti d’oro e titoli di Stato - con le sue donazioni contribuisce ai guadagni del Vaticano per un totale di 55 milioni di euro, senza contare le elargizioni di minore entità. Papa Francesco piace molto perché è un pontefice che professa l’umiltà e la povertà di una chiesa cattolica caritatevole. Così quando dice: «Come vorrei una chiesa povera» l’ammirazione, dei fedeli e non, verso di lui cresce. Peccato che di ‘povero’ il Vaticano non ha nulla al punto che gli ultimi scandali dello Ior hanno fatto emergere tutto il liquame che ruota attorno ad una vera e propria lobby religiosa.

 

BERGOGLIO’S STYLE E LA POCA TRASPARENZA – Dopo gli ultimi episodi del Vaticano e dello IOR – detta anche ‘banca del Papa’ – lo stesso pontefice Francesco ha annunciato una renovatio fondamentale nella Santa Sede per ripulire dal fecciume di scandali e peccati. Così, in pieno Bergoglio’s style, il primo passo da fare doveva essere quello di abolire proprio lo Ior, Istituto per le Opere di Religione, nato nel 1942 con lo scopo di provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni – possedimenti e denaro – che vengono ‘donati come carità’. Una banca di opere religiose che, invece, negli anni ha dato spesso scandalo con accuse di falso e riciclaggio di denaro sporco. Eppure papa Francesco fa dietro front e annuncia che lo Ior continuerà ad esistere perché necessario. La trasparenza, secondo Bergoglio, sarà garantita attraverso la supervisione dell’AIF – Autorità d’Informazione Finanziaria – per evitare altri episodi di riciclaggio. Una ‘poca trasparenza’, invece, che delude e non convince.

 

IOR INGROSSA LE CASSE DEL VATICANO – Perché papa Francesco non elimina, come sembrava, lo Ior? Scavando nei documenti di bilancio la risposta è semplice: la banca del Papa accumula annualmente un patrimonio stimato tra i 55 milioni di euro, ai quali si aggiungono lingotti d’oro e titoli di Stato pari a 3 milioni di euro, che vengono donati al Vaticano. Il bilancio consuntivo 2011 della Santa Sede – anno in cui si è nel vivo del Vaticanleaks e scandalo Ior – si chiude in attivo. Un incasso notevole a cui bisogna dire ‘grazie’ anche allo Ior che ha donato: 1.000.000 euro per il Fondo Amazzonia; 1.500.000 euro per il Fondo PRO ORANTIBUS; 1.500.000 euro per il Fondo S.Sergio e 1.000.000 per la Commissione per l’America Latina. La situazione, per il bilancio consuntivo 2013 che si chiude in negativo, resta uguale: lo Ior dona al Vaticano 50 milioni di euro ai quali si aggiungono i soliti 5 milioni tra i vari Fondi più qualche altro denaro di minore entità. Con un introito del genere la banca del Papa, ovviamente, non può essere eliminata.

 

GLI SCANDALI DELLO IOR – L’Istituto di Opere Religiose viene travolto da un inquinamento interno senza eguali: è il novembre del 2009 quando la Procura di Roma indaga su un conto dello Ior aperto presso la filiale romana Unicredit. Su questo conto, nel 2003, sono stati trasferiti 60 milioni di euro che diventeranno 80 milioni nel 2007. Secondo la legge 231/2007, bisogna identificare chi compie i trasferimenti, cosa che – nel caso dello Ior – risulta impossibile, sfuggendo così ai controlli. Il sospetto è che dietro ci sia riciclaggio di denaro sporco. Nel maggio del 2010 la magistratura continua le indagini che procedono però a rilento a causa di intoppi burocratici dovuti al fatto che il Vaticano è uno Stato a sé. Il 3 gennaio 2013 la Procura di Roma blocca 80 POS – tra carte di credito e bancomat dello Ior – perché la UIF –una costola della sorveglianza di Bankitalia – riscontra delle anomalie. Ben 40 milioni di euro che sono ‘passati’ attraverso questi POS sfuggono al controllo obbligatorio perché non rispettano le normative antiriciclaggio dell’UE. Intanto in questo reticolato di scandali, viene arrestato monsignor Nunzio Scarano, detto ‘don 500 euro’ con l’accusa di aver fatto rientrare clandestinamente dalla Svizzera 20 milioni di euro. La Procura continua le sue indagini sullo Ior ma anche sull’APSA che è l’ente che gestisce ed amministra il ‘grosso e grasso’ patrimonio della Santa Sede. Un Vaticano che, nonostante il Bergoglio’s style’, continua a professare una povertà che resta ancora utopica.

 

Maria Cristina Giovannitti

 

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