Il papa disarma le crociate

Mettere da parte i toni da crociata sulle questioni etiche come aborto, contraccezione e coppie omosessuali, senza però stravolgere i fondamenti della dottrina cattolica.

Modificare le strutture di governo della chiesa verso una maggiore collegialità, tenendo presente che per fare le riforme ci vuole tempo.

 

Sono questi i nodi centrali affrontati da papa Bergoglio in una lunghissima intervista pubblicata dalla civilità cattolica, frutto di 3 incontri estivi con il direttore del quindicinale dei gesuiti, p. Antonio Spadaro.

La sede scelta è significativa: Civiltà cattolica – fondata nel 1850 con l’appoggio di Pio IX per difendere la “civiltà cattolica” dalle nuove idee liberali – è la rivista “ufficiosa” della santa sede, tanto che le bozze, prima di essere date alle stampe, vengono lette, e corrette, dalla segreteria di stato vaticana.

E anche dei tempi: dieci giorni prima che la commissione degli otto cardinali nominati dal papa si incontri per avviare la riforma della curia romana.

Quella di Bergoglio è allora una sorta di intervista programmatica, per dare la linea.

 

Tanti i temi affrontati, sia personali che “politici”, a cominciare dai «principi non negoziabili» – vita dal concepimento alla morte naturale, famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna – codificati a suo tempo da papa Ratzinger.

«Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi», dice Bergoglio, che ammette di non aver «parlato molto di queste cose e questo mi è stato rimproverato» (dai settori più conservatori).

Ma aggiunge subito: «Il parere della chiesa, del resto, lo si conosce».

Cita in particolare i gay, ricordando quello che già aveva detto sull’aereo di ritorno dalla giornata mondiale della gioventù, a fine luglio: «Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di dio, io non sono nessuno per giudicarla».

E del resto, precisa, «dicendo questo io ho detto quel che dice il catechismo».

 

I toni sono più morbidi di quelli usati dai suoi predecessori («chi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva», dice Bergoglio) e aprono qualche piccolo spiraglio, anche nei confronti di altre persone come i divorziati («Bisogna sempre considerare la persona», «nella vita dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione»).

Ma, dall’altra parte, c’è la riconferma che il pensiero della chiesa resta lo stesso, perché anche quando Bergoglio afferma che «è errata la visione della dottrina come un monolite da difendere senza sfumature», precisa che ad essere modificati possono essere «norme e precetti secondari».

 

Sulla riforma della curia e delle istituzioni ecclesiastiche, le aperture di Bergoglio sembrano più decise.

I dicasteri romani «corrono il rischio di diventare organismi di censura» mentre molte questioni dovrebbero essere affrontate dai vescovi locali.

«Voglio consultazioni reali, non formali» con i concistori (la riunione dei cardinali) e dei sinodi (la riunione dei vescovi), dice il papa, che parla di «collegialità episcopale» e afferma che «sinodalità (la chiesa non usa la parola democrazia, che non è prevista, ndr) va vissuta a vari livelli».

Ma avverte che le riforme non possono realizzarsi «in breve tempo», anche se «a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di fare dopo».

 

C’è anche un passaggio sulle donne, molto ambiguo.

Perché da un lato Bergoglio esalta, come già Wojtyla e Ratzinger, la donna («la donna per la chiesa è imprescindibile», «Maria, una donna, è più importante dei vescovi») e ipotizza nuovi ruoli («il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti»); ma dall’altro precisa di fare attenzione a «non confondere la funzione con la dignità» e di temere «la soluzione del “machismo in gonnella”, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo».

Una chiusura quindi ad ogni ipotesi di donne prete nella chiesa cattolica, come del resto aveva già fatto sullo stesso volo da Rio: «La chiesa ha parlato e ha detto no con una formulazione definitiva, quella porta è chiusa».

 

Insomma il solito mix di aperture e chiusure – come Bergoglio ha più volte fatto in questi mesi di pontificato – che lasciano intravedere riforme ma che fino ad ora restano confinate nelle affermazioni.

Nelle prossime settimane però dovranno tradursi in atti effettivi di governo.

Oppure restare parole.

 

Luca Kocci

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