Odifreddi: Priebke come Welby

Per fortuna, in questi tempi di media rintontiti, che con la testa nelle nuvole cantano all’unisono lodi al nuovo papa, ci pensano i fatti a riportarci coi piedi per terra, e a smascherare l’assurdità di un’istituzione che pretende di avere il monopolio del giudizio etico su ciò che accade nell’universo mondo.

 

Nella fattispecie, sono stati la morte e i funerali del criminale di guerra Erich Priebke a mettere nell’angolo i prelati che si arrogano il diritto di pontificare sul “bene” e sul “male”.

Quegli stessi prelati avevano infatti negato, nel 2006, i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, che aveva restituito al mittente il “dono di dio” della propria vita perché risultato avariato, nonostante la supposta onnipotenza e bontà del donatore.

 

Ora, di fronte al dilemma se concedere o no i funerali religiosi a un nazista religioso, il meccanismo è andato in tilt.

Sulle prime, sembrava che sarebbero stati concessi, sulla base del motto gesuita del nuovo papa: “chi siamo noi per poter giudicare?”.

Ma questa decisione finiva per mettere paradossalmente Priebke nella lista dei “buoni”, mentre Welby era finito in quella dei “cattivi”.

 

Dunque, marcia indietro da parte del Vicariato: niente funerali religiosi per il nazista religioso.

Con la conseguenza, altrettanto paradossale, che ora Welby si ritrova nella stessa lista dei “cattivi” alla Priebke.

Un uomo che prende coraggiosamente la propria vita nelle proprie mani, assimilato a uno che toglie vigliaccamente la vita altrui con le proprie mani, in un tripudio di confusione mentale degna della lunga storia della chiesa.

 

Come se non bastasse, di recente papa Francesco aveva pontificato che la vera legge morale non è quella scolpita nella pietra dei comandamenti mitici, ma quella scolpita nella coscienza degli uomini reali.

Gli ingenui commentatori di questo profondo pronunciamento, non si sono nemmeno provati ad obiettargli che la coscienza di un uomo può dire cose diverse a uomini diversi.

 

Puntualmente, non sembra che Priebke abbia mai vissuto le sue gesta belliche come qualcosa che andasse contro la propria coscienza, e fino all’ultimo non ha mai mostrato alcun “pentimento”.

Evidentemente, la coscienza di un nazista è diversa da quella di un papa. Dobbiamo supporre che l’una e l’altra siano opera di divinità diverse?

Oppure, più semplicemente, la coscienza è soltanto un prodotto delle circostanze personali e collettive, e varia non solo a seconda dei tempi e dei luoghi, ma anche degli individui che vivono negli stessi tempi e luoghi?

 

La domanda fondamentale, però, è se papi e prelati, che si ispirano a un’anacronistica e superstiziosa mitologia mediorientale di duemila anni fa, debbano essere ascoltati mentre pontificano su questi argomenti.

O se invece non sia più sensato prenderli in parola e domandare loro, a partire dal loro amato nuovo pontefice: “chi siete voi per poter giudicare?”.

 

Detto altrimenti, che essi suonino o non suonino le loro campane ai funerali religiosi, non dovrebbero essere presi seriamente in ognicaso: non tanto dai media stregati dal nuovo papa, quanto piuttosto da coloro che conservano ancora un barlume di lucidità, nel rintontimento generalizzato.

 

Piergiorgio Odifreddi

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Commenti: 20
  • #1

    Giuseppe Martino (lunedì, 14 ottobre 2013 19:26)

    Costui più parla e più dimostra la sua ignoranza, poverino.

  • #2

    Eric Gentili (lunedì, 14 ottobre 2013 20:55)

    Perché scusa? Solo perché ha presentato un interessante punto di vista? infatti non mi pare giusto che per un criminale come Priebke si sia dovuto discutere se fargli i funerali o no, mentre per un innocente come Welby è stata subitanea la risposta negativa(a proposito, se l'odierno papa fosse davvero"aperto", correrebbe ai ripari e farebbe un funerale"riparativo"per Welby). Inoltre se il caro Francesco ha ragione nel dire che la legge morale non è quella scritta sulle tavole di Mosè(al che mi viene da pensare che lui e tutta la prelatura decidano di usare quest'ultime solo quando fa comodo loro), d'altra parte, come giustamente dice Odifreddi, non può risiedere nella sola coscienza umana, troppo soggettiva e soggetta ai caduci costumi. La legge morale deve risiedere nell'Intelligenza, cioè nell'apertura verso l'Essere, non nella testarda ricerca del Dover Essere, e nella ricerca delle risposte attraverso lo studio(ovviamente non inteso in modo semplicemente accademico).

  • #3

    Sergio (lunedì, 14 ottobre 2013 23:13)

    Ignorante? Per quali motivi? Esponi in tuo punto di vista invece di criticare e offendere!!!
    Immagino tu aspetti che qualche Cattoprelatottuso prenda posizione...e poi voi, con reverenza, seguiate la sua posizione

  • #4

    davide (lunedì, 14 ottobre 2013 23:21)

    chapeau!

  • #5

    Fabio Modafferi (martedì, 15 ottobre 2013 00:19)

    Giuseppe Martino, la vacuità del tuo commento innanzitutto ti qualifica, inoltre basterebbe da sola a validare in toto la posizione di Odifreddi, qualora ce ne fosse stato bisogno. Se non hai argomenti stai zitto, invece di dimostrare a tutti quale sia il tuo "valore".

  • #6

    Marco Accardi (martedì, 15 ottobre 2013 02:28)

    Professor Odifreddi, mi chiedo da dove provenga la sua spinta nel voler screditare la Chiesa. Lei parla di papi, prelati... UOMINI! Professore deve capire che l'uomo sbaglia! La Chiesa ha sbagliato e continua a farlo perchè si arroga il diritto di giudicare e di interpretare il messaggio di Cristo, il quale non ha mai parlato di argomenti che andassero al di fuori del bene dell'uomo. Non ha mai detto soffrite, fate penitenza, autoflagellatevi etc... queste sono espressioni esaltate di una religione che è stata fraintesa. E' come dire che le scuole andrebbero chiuse perchè non riescono a trasmettere a TUTTI una cultura adeguata. Ci sono buoni e cattivi maestri e ci sono buoni e cattivi studenti. Ora le faccio una domanda, cosa ne pensa di questa frase: "ama il tuo prossimo come te stesso". La religione cristiana si riduce a questo in realtà, a meno che non si voglia guardare il dito invece che la luna.

  • #7

    Max (martedì, 15 ottobre 2013 09:23)

    Caro Marco, se la vostra religione, come dici tu, si riduce a una semplice frase perchè mantenere in piedi una struttura come la chiesa con tutti i suoi errori i suoi fraintendimenti e i suoi peccatori (sono parole tue)??? O forse lo IOR, i preti pedofili, la caccia alle streghe, l'inquisizione, le crociate, la distruzione dei templi, i roghi, gli autodafè, l'incendio della bibilioteca di alessandria, -e mi fermo solo per motivi di spazio- fanno parte essi stessi del cristianesimo?

  • #8

    Vito Piero Di Stefano (martedì, 15 ottobre 2013 13:05)

    Un piccolissimo appunto: a prescindere dalle opinioni di tutti, compresa la Chiesa, era "lecita" anche per il tribunale di Norimberga una rappresaglia 10:1. Così, tanto per ricordare che le opinioni e le convenzioni mutano con il mutare del tempo e delle convenienze.

  • #9

    Boniak (martedì, 15 ottobre 2013 13:05)

    Almeno Marco ha civilmente espresso e argomentato il suo punto di vista... sarei d'accordo con lui, se non fosse per il PICCOLISSIMO particolare che la Chiesa, con i suoi fallaci e variopinti insegnamenti, impedisce a molte persone di vivere la vita che vogliono. Anche l'Islam si basa soprattutto sulla compassione, ma guarda dove sono andati a finire...

  • #10

    Il mastino napoletano (martedì, 15 ottobre 2013 17:28)

    Welby non solo non era cattolico e praticante, ma pretendeva lui o chi per lui i funerali in chiesa come atto di provocazione per giustificare e persino santificare un crimine come l’eutanasia. Una provocazione ideologica immonda. Priebke è un'altra storia, lui è defunto in grazia di Dio con il conforto dei sacramenti fino all'ultimo, un peccatore come tutti, figlio degenere quanto vogliamo ma figlio legittimo della Madre Chiesa che osa accogliere anche a me. Io non commento la questione dei funerali pubblici: non era il caso di concederli e anch'io sarei stato contrario, poiché sarebbe stato improvvido. Commento invece che si era detto che non gli sarebbe stato concesso ALCUN funerale, neppure nella forma privata.Questo gridava la vendetta di Dio, al pari delle morti innocenti.

  • #11

    Luciano Surace (martedì, 15 ottobre 2013 17:50)

    @Il mastino napoletano
    La chiesa avrebbe fatto a meno del funerale di Lucio Dalla e di Piermario Morosini, così come di tanti altri, tutto questo per la propria dottrina, che è la dottrina del dio ostentato dagli esseri umani intrinseco di marciume biblico.

  • #12

    Il mastino napoletano (martedì, 15 ottobre 2013 18:10)

    Lucio Dalla era un cattolico praticante senza riserve, come Julien Green, Testori e altri noti omosessuali del mondo cattolico. La Chiesa condanna il peccato, non il peccatore quando questi fa un certo cammino. Questi soloni che imperversano, dicendo che la Chiesa è ipocritae balbettano di marciume biblico non sanno niente della Chiesa. Luciano Surance non sai niente della dottrina della Chiesa. Lucio Dalla era una persona di grande fede e non ha mai voluto conclamare la propria omossessualità, le polemiche sono una vendetta degli attivisti gay che volevano fare del cantante una bandiera arcobaleno.

  • #13

    Luciano Surace (martedì, 15 ottobre 2013 18:30)

    @Il mastino napoletano
    Paradossalmente le smentite potrebbero pioverti a valanga:
    http://www.uaer.it/2013/05/04/chiesa-niente-paradiso-per-gay-e-trans/

  • #14

    Luciano Surace (martedì, 15 ottobre 2013)

    Non credere che mi sia scordato di Morosini:

    http://www.uaer.it/2012/04/26/esclusivo-morosini-non-meritava-il-funerale-cattolico/

  • #15

    Il mastino napoletano (martedì, 15 ottobre 2013 19:17)

    Quanto a Morosini, mi citi Pontifex, e già qui potrei riderti in faccia.
    Invece riguardo alle affermazioni del card. Javier Lozano Barragan, ti è sfuggito anche il fatto che oltretutto disse "non sta a noi condannare". Nulla più, nulla meno di quanto dice il Catechismo e ultimamente ribadito da Papa Francesco: "chi sono io per giudicare un omosessuale che cerca Dio?". Capito? L'omosessuale che cerca Dio non ha nulla a che vedere col gay che vuole affermare l'io. Il primo è un peccatore come me, il secondo è uno che vuole giustificare il peccato, e se rimane ostinato nella sua posizione fino alla morte è elementare, per la dottrina cattolica, che per lui non spetta il Paradiso.

  • #16

    Luigi Castaldi (martedì, 15 ottobre 2013 22:05)

    Questo post attenua l'incazzatura che mi ha provocato il patetico sdilinguimento di "sapeste la sorpresa e l’emozione che si provano nel ricevere a casa propria un’inaspettata lettera di un Papa".

  • #17

    Max (mercoledì, 16 ottobre 2013 10:23)

    Questo papa è solo un IPOCRITA che cerca il facile consenso e vuole "allargare" la base di fedeli anche a gay, divorziati, ecc, Non cascateci!

  • #18

    Carmela Luisi (mercoledì, 16 ottobre 2013 19:10)

    @ Il mastino napoletano.

    Dire che:
    - Priebke è un'altra storia, lui è defunto in grazia di Dio con il conforto dei sacramenti fino all'ultimo, un peccatore come tutti, figlio degenere quanto vogliamo ma figlio legittimo della Madre Chiesa che osa accogliere anche a me.

    forse è un po' eccessivo. Se nonostante ciò che ha fatto si sentiva nel giusto e non rinnegava niente, non capisco come possano avergli dato regolari sacramenti.

  • #19

    Luciano Surace (giovedì, 17 ottobre 2013 15:49)

    Al di la di tutto non capisco perche l'opinione pubblica si scagli contro l'istituzione chiesa in occasione del funerale di Priebke,quando la stessa ha come ospite defunto il boss della magliana, per non parlare di altri casi analoghi

  • #20

    Il mastino napoletano (venerdì, 18 ottobre 2013 13:18)

    @ Carmela Luisi
    Priebke poteva avere la coscienza a posto perché la rappresaglia è una azione militare contemplata dal diritto internazionale come reazioni ad atti di particolare barbarie. L'attentato di via Rasella lo fu. Un attentato militarmente inutile nel quale perse la vita pure un bambino italiano (mai ricordato), orribilmente decapitato. E la gran parte delle stragi tedesche son derivati da atti non militari, ma di sconsiderate aggressioni dei partigiani su di loro. E i partigiani sapevano perfettamente che sarebbero seguite rappresaglie. Priebke era un militare e ha pensato di servire la sua nazione nei valori più alti. Non è stato un aguzzino di ebrei. E infatti, se la sua testimonianza non ha valore come apologetica storica del regime per cui difende aiuta a capire che vi fu gente che lo servì con buone intenzioni. Se avessi i super poteri vorrei prendere uno per uno i coraggiosi temerari arditi personaggi che hanno eroicamente assalito una bara contenente il corpo di un vecchio di 100 anni e metterli al posto del giovane Priebke nella Roma di quegli anni. Quanti di loro avrebbero detto Nein? Le miserie umane di Priebke non sono affar nostro.