Insostenibilità politica della ministra Lorenzin sugli aborti

Nella relazione annuale presentata al parlamento sull'ivg (interruzione volontaria della gravidanza) c'è qualcosa di inesplicato.

Non convince affatto la lettura che ne offre la ministra Lorenzin.

Cosa vuol dire che c'è «congruità» tra l'aumento del numero degli obiettori di coscienza e la riduzione del numero degli aborti?

La diminuzione del numero dei medici disposti a praticare l'interruzione della gravidanza è una causa importante non della loro diminuzione assoluta ma della loro diminuzione relativa presso i servizi pubblici.

Cosa vuol dire che il tasso di abortività (numero delle Ivg per 1000 donne in età feconda tra 15-49 anni), è diminuito dell'1.8% rispetto al 2011, valore tra i più bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati?

Se questi dati non si confrontano con quelli sull'aborto clandestino risultano fallati, in particolare se si riflette sul fatto che il tasso di abortività nel pubblico è diminuito più marcatamente nelle fasce di età giovanili, soprattutto le minorenni che secondo alcune inchieste (Espresso per esempio) sono le principali clienti della clandestinità.

 

Sostenere, come la nostra giovane ministra che l'obiezione di coscienza è cresciuta del 17.3% a fronte di un dimezzamento delle Ivg è come dire che se nel pubblico l'aborto è diminuito è perché l'obiezione è cresciuta.

Il ragionamento è implausibile. Torniamo al buon senso.

Il principio al quale vorrei attenermi è il seguente: «a condizioni non impedite ....non può non essere».

Se «le condizioni non impedite» sono: meno medici che praticano I'ivg, riduzione dei servizi( nel 2008 il ministero della Salute calcolò un sottodimensionamento di oltre il 30% di consultori, non credo che questi servizi con i tagli lineari siano cresciuti), riduzione della loro funzionalità, stallo del numero complessivo degli aborti pubblici e privati, politiche insistenti di privatizzazione...allora non può non essere» che non esista un problema di relativo annullamento del diritto alla maternità libera responsabile e consapevole.

E' noto che il trend di diminuzione delle ivg dipende dalla funzionalità dei servizi e quindi dall'assunzione di comportamenti contraccettivi adeguati da parte delle donne.

 

E' noto che nelle regioni dove i servizi non funzionano o non ci sono cresce il ricorso all'aborto clandestino.

A «condizioni non impedite... non può non essere» che non vi sia un uso strumentale e distorto di almeno una parte dell'obiezione di coscienza.

In molti casi (non in tutti) l'obiezione di coscienza è un comportamento opportunistico del tutto simile alla medicina difensiva, legato al bisogno di salvaguardare la professionalità del medico,(spesso chi pratica l'ivg si ritrova a farlo prevalentemente per tutta la vita).

Ma la ministra Lorenzin su tutte queste problematiche tace incurante delle tante interrogazioni parlamentari presentate al riguardo.

lo invece credo che la relazione che ci ha illustrato in parlamento sia un campanello di allarme che la politica seria farebbe bene a non ignorare, sempreché i diritti in questo paese abbiano ancora un valore.

Tre sono le questioni che mi sarei aspettato la ministra segnalasse.

 

Intanto la continua crescita delle pratiche illegali di violazione della legge 194 per scopi speculativi, quindi il numero degli aborti non sicuri, quelli clandestini, il commercio ramificato (ambulatori fuorilegge, spaccio di farmaci abortivi, privatizzazione dell'ivg ecc).

Poi una interpretazione meno superficiale dell'obiezione di coscienza, in parte legato sicuramente a rispettabilissime convinzioni etiche personali ma in parte anche ad una esecrabile doppia morale pubblico/ privato.

Infine lo stato miserando dei servizi.

E' eticamente inaccettabile sottovalutare, come fa la ministra, gli effetti sulla salute delle donne dell'uso opportunistico dell'obiezione di coscienza: si allungano le liste d'attesa, in molti casi si supera il numero di settimane di gravidanza in cui è consentita l'interruzione, si obbligano molte donne alla clandestinità, non è un caso se in Italia si torna, per quanto sporadicamente, a morire di aborto, e ad avere complicazioni cliniche importanti.

Se non si chiarisce il nodo dell'obiezione di coscienza viene meno il progetto di accrescere attraverso i servizi pubblici il ricorso ai comportamenti consapevoli.

Perché questa è e resta la strada maestra da seguire per combattere l'aborto.

 

Ivan Cavicchi

 

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