La ricca chiesa e la lotta alla casta religiosa.

L’AUSTRIA COMBATTE CONTRO LA CASTA RELIGIOSA.

IN ITALIA IL VATICANO ACCUMULA RICCHEZZA.


In Austria il numero dei cattolici è in ribasso per via della tassa sulla religione, i cittadini decidono di lottare contro questa casta e richiedono una riduzione delle agevolazioni fiscali e la divisione Stato – chiesa.

Mentre in Italia si aspetta una rivoluzione del genere seppure, solo nel terzo millennio, il Vaticano ha accumulato ricchezze in quantificabili.

 

La chiesa cattolica dovrebbe godere solo del potere spirituale senza doversi curare dell’interesse temporale.

Ciò vuol dire che chiesa e Governo sono due poteri a sé stanti, dove l’uno non dovrebbe e potrebbe influenzare l’altro.

Dovrebbe essere così ma molto spesso non lo è, per cui sempre più spesso la chiesa invade il territorio temporale e finanziario.

Esemplare, però, è il caso dell’Austria dove si fa quadrato contro la casta della chiesa e si decide di segnare i confini ideologici: i cittadini chiedono una commissione d’inchiesta statale e non vaticana per indagare sui fatti di pedofilia interni alle diocesi.

Inoltre richiedono che, nella sua immensa ricchezza, sia il Vaticano a provvedere ai finanziamenti delle scuole private cattoliche o al restauro degli edifici religiosi - e non le sovvenzioni statali, come già accade.

Gli austriaci chiedono l’abolizione dei privilegi fiscali delle chiese della nazione, oltre che una rivisitazione delle norma per quanto riguarda gli aiuti europei.

Negli ultimi anni la religione cattolica ha registrato un calo che ha ridotto il numero dei credenti dal 89% fino all’attuale 64%: tutto questo per via dei privilegi della casta e della kirchensteuer detta anche ‘tassa sulla religione’: una quota che viene pagata annualmente ed è obbligatoria per i cristiani in Germania ed in Austria.

Pagare per credere?

E così la maggior parte decide di non pagare.

Una rivoluzione austriaca che cerca di opporsi alla ricca casta cattolica.

Facendo un excursus nelle finanze del Vaticano, solo dall’inizio del terzo millennio, è stato accumulato un patrimonio inestimabile.

Per prima cosa le entrate della santa sede arrivano dalle diocesi, congregazioni ed i vari ordini sparsi in tutto il mondo.

A questo si aggiungono le donazioni dei cittadini attraverso l’8 per mille, la vendita di monete e francobolli, pellegrinaggi, souvenir, gestione economica dei musei, affitto o vendita di immobili e i finanziamenti percepiti dallo Stato italiano.

Stando ai dati comunicati dalla Prefettura degli Affari Economici, nel 1997 il Vaticano ha incassato ben 19 miliardi di lire.

L’exploit si è avuto nell’anno del Giubileo, il 2000, quando si sfrutta finanziariamente l’evento religioso che è fruttato una cifra molto alta ma che, stranamente, non viene quantificata ufficialmente.

Nel 2002 il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti rende noto il valore dei possedimenti vaticani in Usa: 289 milioni di dollari. Non male.

Dal 2002 ad oggi, lo Stato Vaticano ha abilmente fatto degli investimenti strategici: ha comprato a 170 mila euro un terreno vicino al fiume Tibisco, in Ungheria, nel quale sorgerà una foresta in grado di assorbire 82000 tonnellate di anidride carbonica, dando al Vaticano il primato come Stato con emissioni zero di anidride.

Inoltre la santa sede ha posto sul tetto dell’Aula Paolo VI ben 2400 pannelli solari che producono 300 megawattora annui, portando un risparmio di ben 80 tonnellate di petrolio.

Non c’è autodafé che tenga di fronte ad un Vaticano che nei fatti è un pozzo senza fondi di ricchezze mentre professa  carità e  povertà. 

 

Maria Cristina Giovannitti

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