Reggio Calabria: negò il suo aiuto a ragazza stuprata, prete promosso dal vescovo.

Furiose polemiche sta scatenando in Calabria, la nomina di Antonio Scordo da parte del vescovo della diocesi di Oppido-Palmi Francesco Milito quale suo delegato per le promozioni laicali.

Il nome di Scordo è legato alla vicenda di Anna Maria Scarfò, la ragazza che subì uno stupro di gruppo e chiese a lui un aiuto.

Il prete, invece, si preoccupò solo dello scandalo che sarebbe potuto nascere e la invitò al pentimento e, non contento, rese falsa testimonianza al processo contro gli stupratori di Anna Maria, subendo una condanna da parte del tribunale di Palmi.

 

Furiose polemiche sta scatenando in Calabria, la nomina di Antonio Scordo da parte del vescovo della diocesi di Oppido-Palmi Francesco Milito quale suo delegato per le promozioni laicali.

Il nome di don Scordo è legato alla vicenda di Anna Maria Scarfò, la ragazza che subì uno stupro di gruppo e, non trovò nessun tipo di solidarietà, anzì,  dopo avere denunciato il suo calvario alle autorità perchè i suoi aguzzini volevano infierire pure sulla sua sorellina tutto il paese in cui viveva, San Martino di Caulonia, le si rivoltò contro costringendo, alla fine, la ragazza e la sua famiglia a lasciare il Paese, dopo una lunghissima serie di intimidazioni. 

Subito dopo la prima violenza Anna Maria decise di raccontare tutto a Antonio Scordo, a cui chiese di fermare quegli uomini. 

Il prete, invece, fermò lei.

Si preoccupava dello scandalo che sarebbe potuto nascere e la invitò al pentimento.

Decise di affidarla a una suora, suor Mimma, a cui raccontò che Anna Maria aveva fatto sesso con un uomo più grande e aveva paura di essere rimasta incinta.

La suora, dopo averle fatto il test di gravidanza, risultato negativo, pensò di allontanarla dal paese e la portò in un collegio di suore a Polistena.

Ma lì non venne accettata, perché "Non è vergine"-" dissero  -"e avrebbe potuto influenzare negativamente le altre ragazze". 

Scordo è stato condannato dal tribunale di Palmi per falsa testimonianza. 

La vicenda processuale del prete prese spunto da una sua testimonianza nel processo contro gli stupratori, considerata falsa dal giudice di Palmi che, successivamente, condannò Scordo: la ragazza disse più volte che il religioso l'avrebbe invitata a minimizzare l'accaduto.

 

Le attiviste reggine del movimento "Se non ora quando" si sono rivolte al vescovo Milito con una lettera aperta "Vorremmo invitarla a leggere il libro di Anna Maria Scarfò, se non lo avesse già fatto, per comprendere la gravità di quel complice silenzio.

Ci auguriamo che lei abbia agito non avendo contezza precisa del “calvario” di quella bambina oggi donna, a cui è stata sottratta: la fanciullezza, la possibilità di diventare madre, e di vivere nella sua terra a causa del regime di protezione a cui è stata sottoposta per le minacce subite.

La lettera si conclude con un invito al vescovo.  
"Oltre a chiederLe la revoca della nomina – affermano -, la esortiamo ad un gesto da vero "Pastore", un atto di "presenza" per Anna Maria, dimostri quel sostegno che dalla chiesa non ha mai ricevuto, dia un segnale forte a questa terra in cui regna la violenza e la sopraffazione prendendo una posizione chiara e netta in favore di chi con coraggio ha denunciato e non di chi invece ha taciuto e mentito".

 

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