“Impiccate i blogger atei”

 Il Bangladesh non è un buon posto per la libertà di espressione.

 

“Dio e’ grande! Impiccate i blogger atei”: con questo slogan, scandito a gran voce ritmicamente, centinaia di migliaia di manifestanti islamici, confluiti da ogni parte del Bangladesh sulla capitale Dacca con una ‘lunga marcia’ notturna, hanno chiesto alle autorita’ la condanna a morte di alcuni attivisti internet che da alcuni anni hanno ingaggiato un braccio di ferro con i fondamentalisti, che negli ultimi due mesi ha preso una svolta violenta.

 

I BLOGGER ATEI 

Duecentomila secondo la polizia, oltre mezzo milione per gli organizzatori, ma comunque e’ stata una marea umana in tuniche bianche a invadere oggi il quartiere commerciale Motijheel della capitale bengalese.

A mobilitare le masse è stato il potente gruppo islamico Hefejat-e-Islam, molto attivo sul web e che ha raccolto il ruolo di guida dei movimenti fondamentalisti. ‘Sono qui per battermi per l’Islam.

Non autorizzeremo alcun blogger o utente internet alla blasfemia contro la nostra religione o il nostro amato profeta Maometto”, ha dichiarato uno dei promotori della marcia, Shahidul Islam, imam di una moschea di periferia che ha percorso oltre 20 chilometri a piedi per partecipare.

 

LA MANIFESTAZIONE 

La manifestazione arriva due giorni dopo la protesta di otto blogger, che da giovedì hanno sospeso le loro pubblicazioni, con un ‘blackout’ annunciato da banner sulle rispettive homepage, per protesta contro l’arresto di quattro di loro, accusando in primis il governo del Paese di piegarsi alla pressione degli integralisti. Mercoledì il ministro dell’interno, Muhiddin Khan, ha annunciato di aver identificato 11 blogger sospettati di ‘urtare i sentimenti’ della maggioranza musulmana del Bangladesh.

Dodici blog sono stati oscurati ed è stata istituita una commissione per indagare sui contenuti diffusi online.

 

IL SANGUE 

Ma la svolta sanguinosa della vicenda era iniziata a febbraio, in concomitanza con la condanna all’ergastolo di un dirigente del partito Jamaat-e-Islami per crimini di guerra commessi durante la guerra d’indipendenza contro il Pakistan nel 1971.

Le opposizioni laiche e gli attivisti sul web organizzarono grandi manifestazioni per chiedere la messa fuorilegge di quel partito e la pena di morte per molti dirigenti.

Un blogger fu trovato decapitato a colpi di machete.

Da allora la battaglia si e’ fatta incandescente.

 

 

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