Bagnasco, le nozze gay e i fantasmi del passato.

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ha parlato del primo sì alla legge sui matrimoni gay in Francia definendolo come "orlo del baratro", suggerendo che l'Italia "Non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi. Non seguiamone le orme".

E la mente torna al bianco e nero degli anni '70, quando la sconfitta dei cattolici al referendum sul divorzio venne salutata come una seconda Porta Pia.

In effetti, quella fu una battaglia per la difesa del matrimonio e della famiglia che venne combattuta da un partito cattolico, la Democrazia Cristiana, il quale aveva allora una percentuale di consensi molto alta (parliamo di oltre il 33%).

La DC si buttò a capofitto nella lotta politica, col suo segretario Amintore Fanfani in prima linea (ma presagiva che avrebbe perso) e conservatori come il missino Giorgio Almirante.

I cattolici persero: l'Italia sancì - come se ce ne fosse stato bisogno - quel giorno di essere diventata un paese secolarizzato (se poi questo sia stato un bene o un male è un altro discorso).

Le parole di Bagnasco lasciano supporre, in quel "baratro" così evocativo e pericoloso, che nel caso in cui dovessimo avere in Italia un accordo sulle "unioni alla tedesca" come le vuole il Partito Democratico e Nichi Vendola sospira (ricordiamo ai lettori che le unioni alla tedesca permettono alla coppia di avere quasi tutti i diritti delle coppie sposate, eccetto l'adozione dei figli e l'equiparazione fiscale), che il mondo cattolico sarebbe pronto ad una campagna referendaria simile a quella del '74.

O, per venire a tempi più recenti, alla grande astensione al referendum sulla Legge 40 sulla fecondazione assistita del 2005, con quel 74,1% di italiani che scelsero di non votare.

Ma chi portare in prima linea in un'eventuale battaglia per l'abrogazione delle "unioni alla tedesca" proposte dal PD, qualora Pierluigi Bersani dovesse arrivare a Palazzo Chigi?

L'endorsement a Mario Monti - che adesso sta ponendo non poche domande a qualche vescovo - ha rappresentato una scelta in netta controtendenza rispetto al trasversalismo predicato per decenni dal predecessore di Bagnasco, il cardinale Camillo Ruini.

Non solo: Silvio Berlusconi ha avuto modo di alzare la voce con la chiesa cattolica facendole presente di tenere a mente quante cose il Cavaliere e i suoi governi hanno fatto in quasi vent'anni per la Gerarchia.

Peraltro il Cav si è detto favorevole a un qualche riconoscimento delle coppie di fatto, salvo poi fare marcia indietro parlando di necessarie modifiche al Codice civile perché il PDL è "un partito laico".

Che cosa resta? Resta la Lista Monti, con la presenza di Sant'Egidio. 

Ma è lecito chiedersi due cose: la prima è se e in quale misura Monti riuscirà ad affermarsi alle prossime elezioni.

Certo, un risultato elettorale attono al 15% sarebbe interessante ma non così determinante alla conta dei voti in Parlamento (e chissà nelle urne referendarie).

La seconda è se e in quale misura Monti se la sentirà di diventare una nuova DC.

Il Professore è cattolico praticante, siamo d'accordo: ma il suo movimento non è certo definibile come un partito cattolico malgrado Pierferdinando Casini.

Fino a che punto, allora, potrebbe impegnarsi in una campagna referendaria contro l'approvazione, in Italia, di norme sui matrimoni o sulle unioni gay?

Questo non vuol dire che la Gerarchia non debba parlare sull'argomento o decida di ritirarsi in buon ordine.

Sarebbe venire meno alla natura stessa del dovere cristiano dell'annuncio e della testimonianza (e sarebbe un ammanco di democrazia).

Ma il fatto è che evocare il "baratro" davanti a queste vicende significa prefigurare una lotta senza quartiere.

Con quali mezzi, se pure la DC - che era la DC - non riuscì a vincere una battaglia poderosa come quella del divorzio?

Il cardinal Bagnasco riuscirà a combattere un'altra battaglia che si annuncia poderosa con le sparute (sparite?) truppe montiane?

Mi diceva un amico prete, qualche giorno fa: "Va bene il richiamo ai valori non negoziabili. Ma che i valori non siano negoziabili significa chiudersi in una fortezza, oppure testimoniarli e cercare e fare in modo di inserirli nel dibattito politico?".

Un centinaio di deputati cattolici formati magari a Todi2, come li sognava l'ex portavoce Natale Forlani, avrebbe potuto rappresentare un forte correttivo e una forte testimonianza cattolica in questo frangente.

Ma questo non è avvenuto. Baratro o meno, forse qualcuno in Cei dovrebbe cominciare a porgersi qualche domanda: indipendentemente da quello che ognuno possa pensare sulle unioni omosessuali.

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